Il cammino della Resilienza
Guido Speranza e la cura
La resilienza è la capacità di fronteggiare le situazioni difficili della vita adattandosi a esse in modo attivo, non passivo.
E qui c’è subito una cosa che spiazza: chiunque può essere resiliente, ma non tutti riescono a diventarlo. Non è un dono che arriva dalla nascita. È una possibilità, che dipende da due cose. Da quanto sappiamo metterci in discussione. E dalle persone che incontriamo lungo il cammino, capaci di trasmetterci la fiducia necessaria per diventarlo.
Un trauma che non è solo di chi si ammala
Oggi, scrivendo di malattia, so una cosa che ho imparato in tanti anni di professione: questo tipo di trauma non appartiene solo a chi lo subisce nel proprio corpo. Appartiene anche agli operatori. A coloro che aiutano gli altri a diventare resilienti.
Sì, perché ve lo assicuro.
È traumatico curare una persona più giovane di te, o il figlio di qualcuno.
È traumatico aiutare l’anima più buona del mondo, o quella che conserva il sorriso anche dentro la sofferenza.
È traumatico assistere qualcuno che ti chiede di salvarlo.
Ed è traumatico, soprattutto, essere consapevoli che chiunque può ammalarsi.
È traumatico creare relazioni in cui metti tutta la tua professionalità, nella speranza che tutto vada per il meglio.
Di questo si parla poco. Ma chi lavora nella cura lo sa: per accompagnare qualcuno a diventare resiliente, devi trovare la resilienza anche dentro di te.
Conduciti, e lasciati condurre
E come si fa? Conducendoti, e lasciandoti condurre. Da chi è l’espressione vivente di una frase che, secondo me, dovrebbe diventare un mantra nella vita di tutti: “Io guido la mia speranza”.
Non “spero che le cose vadano bene”, in attesa passiva. Ma guido, attivamente, la mia speranza. La tengo in mano. Scelgo dove portarla.
È da qui che nasce Guido Speranza.
Chi è Guido Speranza
Guido Speranza è l’espressione di tutti i malati che ho incontrato nella mia attività di psicologa e psicoterapeuta.
È colui che racchiude le capacità resilienti di chi sa mantenere la fiducia necessaria per vivere al meglio, nonostante una malattia. È colui che sa individuare i propri limiti, senza esserne schiacciato. E che, invece di perdersi d’animo, sa presentarti un intero mondo di persone pronte ad aiutarlo lungo la strada.
Perché in fondo è questo, il cuore della resilienza. Non è la forza solitaria di chi stringe i denti e resiste da solo. È la capacità di adattarsi in modo attivo, sì, ma sapendo anche farsi accompagnare. Riconoscere i propri limiti, e insieme le mani tese intorno a noi.
Chiunque può diventarlo. A patto di ricordarsi una cosa: che guidare la propria speranza non significa farlo da soli.
Buona vita a tutte e a tutti
Lisa Galli
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