L’efficacia della fragilità: Perché essere genitori “autentici” batte la perfezione
Non genitori perfetti, ma un porto sicuro
C’è un mito che fa più danni di quanti ne eviti: quello del genitore perfetto.
Lo insegui, e più lo insegui più ti senti in difetto. Perché la perfezione, in famiglia, non è solo irraggiungibile. È proprio un ostacolo. Un genitore perfetto sarebbe irraggiungibile anche per i figli — e un modello irraggiungibile non educa: schiaccia.
Ne ho parlato in una chiacchierata insieme a Emilia di Family Nation e a Barbara, mammafelice. Tre punti di vista diversi su una stessa domanda: cosa vuol dire, davvero, essere genitori oggi?
Non esiste il manuale d’oro
La prima cosa che è emersa è la più liberatoria: non esiste un manuale della genitorialità che vada bene per tutti.
Ogni famiglia è un ecosistema a sé. E il confronto con gli standard degli altri — quel sentirsi “da meno” perché non ci si conforma a come fanno gli altri — è una trappola. Perché il genitore efficace non è quello che applica il modello giusto in assoluto. È quello che calibra il proprio modello sulle proprie esigenze, e soprattutto su quelle specifiche di quel bambino lì. Il suo, unico.
Non un figlio ideale. Il figlio che ha davvero.
Il diritto di essere superati
Poi c’è un concetto che ribalta il modo in cui pensiamo al “bravo genitore”.
Per essere bravi genitori, dobbiamo permettere ai nostri figli di superarci.
Perché l’evoluzione non avviene per imitazione perfetta. Avviene per scarto: attraverso l’errore, il superamento, il prendere le distanze dalle dinamiche della generazione precedente. Un figlio cresce anche andando oltre i suoi genitori — e un genitore che ammette i propri sbagli, senza fingersi infallibile, sta facendo una cosa preziosa: sta dando al figlio il permesso di essere migliore di lui.
L’errore, allora, non è il nemico della buona genitorialità. Ne è parte. Deve esistere — purché resti contenuto, purché non crei un danno. Perché è dentro quell’inciampo che nasce il confronto, e nel confronto i figli imparano a ragionare, e a parlarsi.
La famiglia felice
E qui arrivo al cuore di tutto.
La famiglia felice non è quella in cui non succede mai niente di brutto.
È quella in cui, quando qualcosa di brutto succede, non si viene colpevolizzati — ma sostenuti.
È una differenza enorme. Perché tutte le famiglie, prima o poi, incontrano le crisi: sono inevitabili, fanno parte della vita. Quello che cambia tutto non è evitarle. È cosa succede dopo. Se dopo un errore, un fallimento, una caduta, un figlio trova un dito puntato — imparerà a nascondere. Se trova una mano tesa, imparerà a raccontare.
Ecco cosa significa, davvero, essere genitori autentici. Non essere quelli che non sbagliano mai. Essere quel porto sicuro dove, anche quando si sbaglia, si trova sostegno invece di giudizio.
Un’aula di tribunale spinge i figli a tacere. Un porto sicuro li fa tornare.
E fare il genitore, in fondo, è questo: un mestiere che non si finisce mai di imparare — proprio perché nessuno, mai, lo fa alla perfezione.
Buona genitorialità a tutti.
Lisa Galli
Essere genitori è un lavoro che non si smette mai di imparare.
Ecco qui una discussione tra me, Emilia di Family Nation
e Barbara mammafelice con tutti gli spunti e le riflessioni sull’essere genitori oggi.
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