“A me non capiterebbe mai”

“A me non capiterebbe mai.”

È la frase che ci ripetiamo ogni volta che leggiamo un fatto di cronaca terribile. Ci protegge, ci fa sentire al sicuro, dall’altra parte del vetro.

Ma è un vetro che non esiste.

E oggi voglio farti una domanda scomoda. Non per spaventarti — ma per renderti un po’ più consapevole.

Una psicologia della consapevolezza

Partiamo da qui, perché non vorrei essere fraintesa.

La Fucina dei Pensieri nasce per aiutarci a crescere, a fortificarci, a ragionare su noi stessi. E questo non significa fare una psicologia del terrore. Significa fare una psicologia della consapevolezza.

Sono due cose diverse. Il terrore paralizza, ti fa vedere pericoli ovunque. La consapevolezza, invece, ti apre gli occhi — ti insegna a leggere i contesti, a riconoscere i segnali, a scegliere meglio. E per farlo, a volte, serve porsi delle domande che non vorremmo.

Parto da un fatto di cronaca — di quelli che scuotono l’opinione pubblica — non per dare giudizi, non per emettere sentenze. Quelle spettano ad altri. Parto da lì solo per rivolgere a te che leggi una domanda.

Smettere di sentirsi intoccabili

La domanda è questa: sei davvero così sicuro che a te non potrebbe mai accadere?

Perché quando leggiamo i fatti degli altri, la prima cosa che facciamo è metterci al riparo. “Io no. Io sono diverso. Io starei attento.” Ma nessuno di noi è fuori dai giochi. Nessuno è intoccabile.

In ognuno di noi c’è il rischio di trovarsi nel posto sbagliato, al momento sbagliato, con le persone sbagliate. Di fidarsi di chi non lo meritava. Di finire in una situazione che sfugge di mano.

Rifletterci oggi non è pessimismo. È prevenzione. Perché se ci penso adesso, con lucidità, forse un domani saprò riconoscere i segnali — e allontanarmi prima.

Le due parti

E qui devo dire una cosa che pesa, ma che va detta con precisione.

Quando si parla di violenza, una cosa non è mai in discussione: la responsabilità è, sempre e soltanto, di chi la agisce. Su questo non esiste sfumatura. Chi subisce non ha colpe — mai, in nessun modo, per nessuna ragione.

Ma proprio perché voglio fare consapevolezza e non terrore, la domanda che ti pongo ha due facce. Non riguarda solo la possibilità di trovarsi a subire. Riguarda anche l’umiltà di chiederci un’altra cosa, ancora più scomoda: potrei mai ritrovarmi io dalla parte sbagliata? Non per cattiveria — ma per debolezza. Per non aver saputo dire di no. Per essermi lasciato trascinare da un gruppo, dall’esaltazione del momento, da un contesto che, un passo alla volta, mi ha portato dove non avrei mai pensato di andare.

Perché è così che funziona, molte volte. Non con una scelta netta, ma con una serie di piccoli cedimenti in cui abbiamo smesso di ascoltarci.

Essere sicuri di sé

Ed è per questo che non dobbiamo mai sentirci troppo sicuri nei luoghi in cui stiamo, e con le persone con cui stiamo.

Sicuri dei luoghi, no. Sicuri di noi stessi, invece, sì. Questa è la differenza. Essere sicuri di sé significa imparare a leggere il contesto in cui ci si trova. Significa avere il coraggio di porre dei limiti chiari. Significa imparare a dire di no, quando è il momento di dirlo — anche se tutti intorno stanno dicendo sì.

È questo che ci rende, davvero, un po’ più al sicuro. Non l’illusione di essere intoccabili. Ma la capacità di riconoscere, e di scegliere.

La domanda, per te

E allora ti lascio con la domanda da cui siamo partiti. Mettendo da parte, per un momento, il pregiudizio del “non capiterà a me”.

Ti sei mai chiesto, davvero, se potresti trovarti tu in una situazione simile? Da una parte o dall’altra?

Non è una domanda per farti paura.

È una domanda per farti pensare — perché è nel pensarci prima che, a volte, si costruisce la possibilità di scegliere diversamente dopo.

Buona vita a tutte e a tutti
Lisa Galli

CATEGORIES:

Psicomondo

Tags:

No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *