Perché a una persona può andar bene il ruolo dell’amante?
È una domanda che quasi nessuno fa davvero. Di solito si giudica, e basta. Ma sotto quel ruolo — che dall’esterno sembra così chiaro da condannare — ci sono meccanismi che vale la pena guardare da vicino. Senza fretta, e senza sentenze.
Proviamo a costruire insieme un pensiero diverso da quello che ci viene istintivo. Nel rispetto reciproco.
Il triangolo scaleno
L’amante è colui — o colei — che, entrando dentro una dinamica di coppia, la trasforma in un triangolo.
Ma non un triangolo qualsiasi. Un triangolo scaleno: dove i lati e gli angoli sono tutti diversi tra loro. Proprio come sono diversi i bisogni delle tre persone che lo abitano.
Perché ogni elemento di quel triangolo ha necessità sue. E qui c’è un dato che chi vive questa situazione conosce bene, anche quando fa finta di no: i bisogni dell’amante sono quasi sempre secondari. Vengono dopo quelli della coppia. E vengono dopo, in particolare, quelli di chi — dentro la coppia — sta a sua volta conducendo una doppia vita.
C’è una gerarchia. Silenziosa, mai dichiarata. Ma c’è.
“Mi piace essere libero”
Eppure ho conosciuto, professionalmente, molte persone che quel ruolo lo amavano davvero.
E quando chiedevo perché, la risposta era quasi sempre la stessa: per la sensazione di deresponsabilità. Potevano condurre la propria vita come volevano. Senza grossi impegni. Senza il peso della quotidianità, delle decisioni condivise, delle spese, delle famiglie da mettere d’accordo.
Detta così, sembra una scelta di libertà. Anzi: sembra la scelta più libera di tutte.
Per poi accorgersi
E invece, a un certo punto, succede qualcosa.
Molte di queste persone, nel corso del tempo, si accorgono di una cosa che non avevano messo in conto. Che forse il ruolo dell’amante lo amavano non per la libertà che offriva.
Ma perché avevano paura della dimensione della coppia.
Ecco il punto. Perché finché la relazione resta incompleta, clandestina, a metà — non ti mette mai davvero in gioco. Non ti chiede di esserci del tutto. Non ti espone al rischio di costruire qualcosa che poi, un giorno, potrebbe non reggere.
Quella che sembrava indipendenza era, in fondo, un riparo.
E allora la domanda vera non è “perché faccio l’amante”.
È: da cosa mi sto proteggendo, restando qui?
Buona vita a tutte e a tutti
Lisa Galli
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