Guida alla scelta del professionista giusto

Psicologo, psichiatra, psicoterapeuta. Tre parole che spesso usiamo come sinonimi — e che sinonimi non sono.

Capire chi fa cosa non è pignoleria: è il primo passo per scegliere bene a chi affidarsi. E scegliere bene, quando si parla di questo, conta più di quanto immaginiamo.

Mi avete fatto questa domanda, e cerco di rispondere nel modo più semplice possibile. Alla fine, però, vi dico anche una cosa un po’ controcorrente — che non tutti i miei colleghi approverebbero.

Due strade per arrivarci

Lo psicoterapeuta è un professionista che ha alle spalle un lungo percorso di studi. E può arrivarci da due strade diverse.

C’è chi parte dalla medicina: si laurea, di solito si specializza in psichiatria, e poi frequenta una scuola di specializzazione di quattro anni in psicoterapia. E c’è chi parte dalla psicologia: cinque anni di laurea, e poi i quattro anni di specializzazione in psicoterapia.

Due punti di partenza diversi, che confluiscono nello stesso luogo. Un percorso lungo, che richiede dedizione, studio — e soprattutto una continua analisi del proprio modo di stare in relazione con l’altro.

Le correnti: quanto contano davvero?

Poi ci sono gli orientamenti. Le correnti di pensiero.

C’è la psicoterapia cognitivo-comportamentale, c’è quella sistemico-relazionale — il mio approccio — c’è la psicoanalisi, e molte altre ancora. Ognuna ha i suoi strumenti, la sua lente per guardare il mondo e le persone.

Ed è qui che vi dico la cosa un po’ scomoda. Quella che non tutti approverebbero.

Io non sarei così rigida nella scelta della corrente. La tecnica conta, certo, non lo nego. Ma la corrente di pensiero, secondo me, non è l’elemento fondamentale. Non è lì che si gioca il successo di un percorso.

Quello che fa davvero la differenza

Perché quello che conta davvero, prima dei titoli e prima delle scuole, è un’altra cosa: come vi trovate con quel professionista.

È l’alleanza. Sentirsi aperti, a proprio agio, disponibili a raccontarsi e a mettersi in gioco dentro quella stanza. È il feeling — quella parola semplice che dice tutto. C’è chi preferisce un terapeuta più silenzioso, che lascia spazio. E c’è chi ha bisogno del contrario: di un interlocutore attivo, che faccia domande, che stimoli, che approfondisca. Non esiste il tipo giusto in assoluto. Esiste quello giusto per te.

Perché andare da uno psicoterapeuta è, prima di ogni altra cosa, un atto di fiducia.

E la fiducia non nasce da un diploma appeso al muro, né dal nome di una scuola. Nasce da quanto ti senti accolto, ascoltato, compreso da chi hai di fronte.

Cerca quello. Non la corrente perfetta — la persona giusta.

Buona vita a tutte e a tutti
Lisa Galli


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