Perché perdoniamo un partner ma non un amico?

È strano, se ci pensi. Molto strano.

Perdoniamo più facilmente un tradimento di coppia — quello che dovrebbe ferirci di più — che il tradimento di un amico, di un parente, di un conoscente. Come se il legame amoroso fosse fatto di un materiale più elastico.

Ma perché?

Le relazioni che si interrompono, e quella che no

La differenza sta tutta qui.

La relazione che abbiamo con chiunque altro — un amico, un parente, un collega — è, in un certo senso, fine a se stessa. Quando la fiducia si rompe, il legame si interrompe. Fa male, certo, a volte malissimo. Ma il dolore resta circoscritto a quella relazione. Si chiude una porta, e la vita intorno, per quanto scossa, regge.

Nella coppia funziona diversamente. Perché nella coppia, oltre al sentimento, entrano in gioco altri elementi.

Gli elementi di cui non si parla volentieri

E qui dico una cosa che, lo so, molti inorridiranno nel sentirmi dire.

Nella coppia ci sono spesso dei figli in comune. C’è l’aspetto economico — i mutui, la casa condivisa, una vita materiale costruita in due. C’è il fatto di aver pensato un futuro insieme a quella persona. E c’è, di conseguenza, la necessità di riorganizzare un’intera esistenza, se quel legame si spezza.

Lasciare un partner, allora, non significa soltanto salutare una persona. Significa ridisegnare da capo il proprio domani, le proprie abitudini, la propria stabilità. E questo pesa — eccome se pesa — sul piatto della bilancia.

Non è cinismo dirlo. È onestà. Chiudere gli occhi su questi elementi non ci rende più romantici — ci rende solo meno consapevoli di cosa muove davvero le nostre scelte.

Ma allora è vero perdono, o è paura?

Ed è qui che vorrei fermarti su una domanda scomoda.

Quando restiamo, dopo un tradimento, cosa stiamo facendo davvero? Stiamo perdonando — oppure stiamo solo evitando il terremoto di ricominciare?

Perché c’è una differenza enorme tra le due cose. E ha a che fare con una parola che preferisco a “perdono”: il nonostante. Perdonare, in fondo, vorrebbe dire cancellare — fare come se non fosse successo. Il nonostante è un’altra cosa: è guardare in faccia quello che è accaduto, non cancellarlo, e scegliere comunque di restare. “Nonostante tu mi abbia ferito, io scelgo di continuare questa storia.”

Quella è una scelta. E una scelta, per essere tua, ha bisogno di consapevolezza — non di paura.

Perché se resti solo per non riorganizzare la vita, per non smontare la casa, per non spaventarti davanti al futuro, allora non hai ancora scelto. Ti sei solo fermato sulla soglia, con la valigia in mano, senza decidere.

E la domanda vera, alla fine, non è “lo perdono o no?”.

È: se dovessi scegliere oggi, da zero, questa persona — la sceglierei ancora?

Buona vita a tutte e a tutti
Lisa Galli

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