
“Quando guardo il mare,
Lisa Galli
ho paura di nuotare,
ma poi capisco che posso anche volare”
“Quando guardo il mare, ho paura di nuotare, ma poi capisco che posso anche volare.”
È un verso di una canzone che ho scritto nel 2010. E dentro c’è tutto il senso di questo Pensiero al Quadro: che davanti a un ostacolo non esiste una sola strada. Se hai il mare davanti e non sai nuotare, non è detto che tu debba rinunciare all’altra riva. Potresti scoprire di saper volare.
Una canzone, e una frase a cui tengo
Quella canzone l’ho scritta nel 2010, e un mio amico, Rossano Gentili, l’ha musicata. L’abbiamo registrata, cantata da tre bambine. Ma non è mai uscita, non l’ha mai ascoltata nessuno. È una canzone a cui sono particolarmente affezionata. Chissà, forse un giorno la potrete sentire, non lo so cosa accadrà di lei. Non lo dico perché è mia: lo dico perché è bella.
E una delle sue frasi, quella a cui tengo di più per motivi personali, l’ho dedicata a questo quadro.
Guardare il problema da un’altra angolazione
La spiegazione, dietro l’opera, è questa.
Davanti a un problema siamo abituati a cercare una soluzione. E di solito troviamo la più immediata, la più logica, o la più emotiva. A volte tutte insieme. Ma se per qualche motivo non riusciamo a metterla in pratica, allora ci sentiamo incapaci, falliti, demotivati.
E invece basterebbe una cosa: guardare quel problema da più punti di vista. Se hai il mare davanti, e vuoi raggiungere l’altra riva ma non sai nuotare, può essere che tu sappia volare.
Cerca le tue ali.
I limiti come punto di partenza
Perché in ognuno di noi, in teoria, c’è la possibilità di andare oltre i propri limiti. Dato che i limiti, molte volte, sono l’espressione delle nostre paure. Ci fermiamo perché ci immaginiamo sempre e solo in un unico modo, prigionieri di una rigidità di pensiero. Ma se impariamo a osservarci, e a valorizzare le parti che abbiamo, possiamo scoprire potenzialità che tenevamo inespresse.
Attenzione, però, e lo dico con umiltà: esistono anche limiti oggettivi. Io, con il mio metro e sessanta, non sarei mai diventata una campionessa di basket, e sarebbe inutile pretenderlo. Ma forse, nel basket, avrei potuto diventare qualcos’altro, se quel gioco mi fosse piaciuto.
Ecco il punto. Cerca in te quello che ti piace, quello che ti dà soddisfazione, quello che ti fa sentire importante ai tuoi stessi occhi. E prova a trasformarlo, ad ampliarlo, a tirarne fuori il meglio. Un passo alla volta. Senza pretendere da te cose che vanno oltre le tue possibilità, ma anche senza fermarti al primo “non ci riuscirò mai”: perché a quel punto puoi sempre cercare una strategia alternativa. Magari ci metterai più tempo. Ma sarà tempo speso bene, se è per te.
Perché a volte i limiti non sono la fine della strada.
Sono il punto da cui si comincia.
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Buona vita a tutte e a tutti
Lisa Galli





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