Nella vita, Chi è felice è pazzo
Libro di Lisa Galli e Giuseppe Montalbano

C’era una volta un mio amico che aveva una certezza, e me la ripeteva spesso: “Nella vita, chi è felice, è pazzo.”

Aveva ragione.

E per capire perché, devo raccontarti di un altro amico. Uno che ho conosciuto per caso, mentre vendevamo le uova di Pasqua per l’associazione. E che mi ha insegnato, forse, più di quanto io abbia insegnato a lui.

Il ragazzo che trasformava il dolore in racconto

Si chiamava Giuseppe Montalbano. L’ho incontrato quando lavoravo come psicologa per l’AIL di Modena — l’Associazione contro le Leucemie, i Linfomi e il Mieloma. L’ematologo mi aveva parlato di lui: “Vai a trovarlo. Prova a vedere se con te parla di più.”

Ci andai. E la cosa che mi colpì, subito, fu il modo in cui raccontava la propria vita: il contrasto fortissimo tra la semplicità della forma e la ricchezza del contenuto. Giuseppe aveva un tumore fin da bambino — undici anni, quando tutto era cominciato. Chiunque, conoscendo la sua storia, si sarebbe aspettato di trovare una persona spenta, senza interessi. E invece no. Era pieno di gioia per ogni cosa: per quello che vedeva, mangiava, odorava. Riusciva a raccontare gli episodi più dolorosi in modo divertente. Come un mago, trasformava le sue storie da negative in positive.

Quando ho messo da parte il mio ruolo

All’inizio avevo provato a dare ai nostri incontri un aspetto professionale.
Gli spiegai che erano momenti in cui svolgevo il mio lavoro, pagata dall’associazione.

Ma non funzionava. Giuseppe non riusciva a superare la sua diffidenza verso gli psicologi. Era impossibile farlo stare dentro il ruolo di chi è in cura — e per me diventava difficile stare in quello della sua psicologa.

E allora capii una cosa. Se volevo davvero entrare in relazione con lui, ottenere la sua fiducia, aiutarlo — dovevo rinunciare completamente alla mia parte professionale. Dopo tre colloqui lo liberai dall’idea che io fossi la sua psicologa. Gli dissi che non mi sarei più fatta pagare per i nostri incontri. E mantenni la parola, fino alla fine.

Da lì nacque la nostra amicizia.

Un libro, non un elenco di cure

Il suo grande desiderio era scrivere il racconto della sua vita.
Aveva provato — mi mostrò due pagine — ma non riusciva ad andare avanti, per quanto lo volesse.

Gli dissi che l’avrei aiutato. Perché pensai che quello fosse l’unico trattamento psicologico che avrebbe accettato: il potersi narrare gli avrebbe permesso di ripercorrere la sua strada, di dare forma, consistenza e significato alla sua storia.

E prendemmo subito una decisione: non doveva essere un elenco di cure, di diagnosi, di medicine prese.
La malattia c’era, ovviamente.
Ma non era quella la storia.
La storia era lui.

Così è nato il libro “Nella vita, chi è felice, è pazzo” con il metodo dell’intervista, da cui però ho tolto tutte le domande — per lasciare solo la sua voce, il suo modo di dire le cose, il siciliano di Sciacca dove è nato, la Brooklyn dell’infanzia, la famiglia, gli ospedali che sono stati la sua vera scuola di relazioni.

Perché “chi è felice è pazzo”

Un giorno gli dissi, ridendo: “Per capacità non sei uno psicologo — altrimenti mi porteresti via il lavoro, sei più bravo di me.” E lui, pronto: “E ho anche un’età più bassa della tua!”

Ricordo ancora le sue prime parole, all’inizio delle nostre conversazioni. “Quando avrò finito di parlare, mi chiederai perché non mi sono ancora suicidato.” Poi scoppiò a ridere: “Non ci ho mai pensato. Perché ho imparato a superare le difficoltà con le barzellette, con quello che fa divertire. Perché quando una cosa è difficile e uno ci ripensa, diventa troppo triste.”

Ecco il suo segreto. Ecco perché quel vecchio amico aveva ragione. Perché Giuseppe, che di motivi per essere disperato ne aveva più di chiunque, aveva scelto un’altra strada: dare valore a ogni cosa che la vita gli offriva ancora. Una risata, un sapore, una persona nuova da conoscere.

“La fine di una vita” — sono le prime parole del libro — “può essere l’inizio di una relazione.”

E la nostra lo è stata.

Questa storia non ha una vera fine. Si può rileggere tante volte, e ogni volta diventa l’occasione per ripensare la propria vita con una capacità di ragionamento diversa. È il regalo che Giuseppe ha voluto lasciare: a me, e a chiunque, un giorno, ne avrà bisogno.

Buona vita a tutte e a tutti
Lisa Galli
“Nella vita, chi è felice, è pazzo”

“Una Psicologa mette da parte il suo ruolo professionale per diventare Amica di un giovane paziente, malato di tumore fin da bambino, e aiutarlo a realizzare il suo più grande desiderio: scrivere un libro che racconti le sue esperienze, per lasciare una traccia tangibile dietro di Sé e allo stesso tempo essere d’aiuto a Chi vive in condizioni simili alle sue.

Un timido e felice tentativo di essere un po’ pazzi.”

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