Giornata studio 5 febbraio 2024 – Modena

Leadership in Rosa: benessere, prevenzione e futuro dell’impresa

“Cuore di donna”. Era questo il titolo della giornata.

E per un attimo, ascoltando queste imprenditrici raccontarsi, ho pensato che si potesse allargare: da cuore di donna a cuore di persona. Perché prendersi cura di chi lavora con noi non è una questione di genere. È una questione di sguardo.

Di recente ho avuto il privilegio di moderare una tavola rotonda rigorosamente in rosa, organizzata dalla dottoressa Francesca Coppi, che ha riunito alcune delle voci più autorevoli dell’imprenditoria italiana: Federica Minozzi, Elena Salda, Lucia Panini e Angelica Ferri Personali.

Per me non è stato solo un incontro professionale. È stato ritrovarmi accanto a persone con cui ho condiviso progetti che porto nel cuore, dalla prevenzione a “Guido Speranza”, da “Mani per la Vita” fino a “La Fucina dei Pensieri”. Le conoscete per quello che hanno fatto di grande nel loro campo, ma io ho avuto la fortuna di conoscerle da vicino. E ve lo garantisco: sono persone la cui semplicità le rende ancora più grandi di quanto appaiano.

Fare impresa significa prendersi cura

Il cuore del nostro dibattito è emerso subito, chiaro: oggi fare impresa significa, prima di tutto, prendersi cura delle persone.

Federica Minozzi ha raccontato come la leadership femminile sia particolarmente predisposta a proteggere l’altro. In Iris Ceramica Group la prevenzione non è un accessorio: screening oncologici, cardiovascolari, percorsi di reinserimento nel lavoro per donne che hanno attraversato una diagnosi, supporto all’indipendenza economica di chi ha subìto violenza. Un sistema di educazione alla salute che chiama “workplace medicine”, con l’idea che ogni dipendente diventi a sua volta un vettore culturale, portando quelle stesse buone abitudini nella propria famiglia.

Elena Salda ci ha raccontato il suo progetto “Better Factory, Better Life”, nato dall’ambizione che anche un’azienda possa migliorare la qualità della vita di chi ci lavora. Dal nido aziendale aperto a mamme e papà, fino alle iniziative di prevenzione con visite gratuite in orario di lavoro. L’obiettivo è un circolo virtuoso: una persona a cui viene data la giusta importanza lavora meglio, e vive meglio.

Flessibilità, tecnologia e l’umano al centro

Abbiamo parlato anche di come la gestione aziendale stia cambiando per rispondere alle sfide di oggi.

Lucia Panini ha evidenziato quanto la flessibilità e lo smart working siano strumenti essenziali, e non solo per le donne: anche un papà deve poter andare a prendere i figli a scuola. E sulla tecnologia ha detto una cosa che condivido: non esiste una tecnologia buona o cattiva, esiste il modo in cui la si governa. Va usata come facilitatore, per ridurre i passaggi e migliorare la qualità del lavoro, non per aggiungere stress.

Angelica Ferri Personali, reduce da uno studio tour in Silicon Valley, ci ha portato uno spunto prezioso: nonostante l’automazione e l’intelligenza artificiale, le decisioni finali resteranno sempre demandate all’essere umano. E lì contano l’intuizione, l’empatia, la capacità di stare in relazione. Proprio quelle qualità che troppo a lungo abbiamo considerato “di contorno”, e che diventeranno invece le più preziose.

Scardinare i retaggi

Un momento di riflessione profonda è arrivato parlando della certificazione della parità di genere. Perché essere donne al comando, in settori storicamente maschili, non è mai stato semplice, e le relatrici lo hanno raccontato con grande onestà.

Creare un ambiente sicuro e inclusivo, è emerso, non è questione di un “bollino”. È un lavoro culturale, che passa dallo scardinare retaggi profondi, radicati molto più di quanto pensiamo, a volte anche dentro di noi. Perché tendiamo a tacere, a sopportare, a minimizzare, e così alimentiamo un circolo che va interrotto, a partire da come cresciamo i nostri figli e le nostre figlie.

E la certificazione, in questo, si rivela uno strumento utile: obbliga a guardare in faccia i numeri, a far emergere ciò che si dava per scontato, come i divari salariali o gli stereotipi inconsci, per poterli finalmente superare.

Il piacere di lavorare insieme

Ho chiuso quella tavola rotonda con una convinzione che porto sempre con me: alla base di ogni professionalità c’è il piacere di lavorare. E con queste persone, per me, è sempre un piacere, perché rispetto a quello che io do, loro mi restituiscono molto di più.

Ecco cosa mi porto da quella giornata. Che un’azienda può essere un luogo di cura. Che la prevenzione, la flessibilità, il rispetto, non sono costi: sono il terreno su cui cresce tutto il resto. E che dietro ogni buona impresa, in fondo, c’è la stessa cosa che cerco ogni giorno nel mio lavoro: qualcuno che si prende cura di qualcun altro.

Da cuore di donna, a cuore di persona.

Buona vita a tutte e a tutti
Lisa Galli

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