Perché succede, e come uscirne
Immagina due persone davanti a te, nel momento più doloroso della loro storia. Sono confuse, ferite. E si fanno, entrambe, la stessa domanda che gira a vuoto: come siamo arrivati a questo?
È da qui che comincia il lavoro più delicato di tutti. Non trovare un colpevole. Ma trovare, insieme, una spiegazione.
Il bisogno di capire
Quando una coppia arriva in terapia dopo un tradimento, porta con sé un bisogno profondo: capire cosa sia realmente accaduto, e perché sia potuto accadere proprio a loro, che erano così certi non sarebbe mai successo.
Chi ha subito il tradimento vuole disperatamente dare un senso a quello che è successo. Chi ha tradito, spesso, fatica persino a spiegare a se stesso cosa sia accaduto e perché. Ed è lì che entra il lavoro del terapeuta: aiutare la coppia a costruire una comprensione condivisa di come si sia arrivati a un punto che nessuno dei due aveva messo in conto.
Non si tratta di trovare scuse. Non si tratta di distribuire colpe. Si tratta di tessere una narrazione che unisca fili che, fino a quel momento, erano rimasti sciolti.
I pezzi del puzzle
Pensa a questo processo come alla ricostruzione di un puzzle molto complesso. Ci sono pezzi che vengono da lontano, e pezzi che iniziano in momenti insospettabili.
I primi arrivano dalle famiglie d’origine, dai modelli relazionali appresi nell’infanzia, dalle aspettative costruite nel tempo su come sarebbe stata la coppia che si desiderava. Faccio un esempio: una persona cresciuta con un padre sicuro, determinato, che le ha dato tutto (da mangiare, da vestire, da studiare) ma che emotivamente sentiva distante. Quella persona può scoprire, da adulta, di aver plasmato il proprio modo di stare in relazione proprio su quel modello: scegliendo partner forti, sicuri, ma emotivamente assenti. E ritrovandosi la stessa frustrazione dell’infanzia.
Poi ci sono i pezzi più recenti: le pressioni del lavoro, i cambiamenti professionali, una carriera che non si è sentita realizzata, l’arrivo dei figli, una routine lontana dalle aspettative iniziali. Tutto ciò che, poco alla volta, ha portato la coppia a passare sempre meno tempo di qualità insieme, e sempre più un tempo “prestazionale”: fare delle cose, senza più sentirle.
Le quattro dimensioni
Ma non basta guardare i due individui separatamente. Bisogna guardare a quattro dimensioni che si intrecciano di continuo.
La relazione stessa, con la sua storia di successi e difficoltà. L’ambiente esterno, con le sue pressioni e le sue opportunità, e il modo in cui la coppia le vive. La storia personale di chi ha tradito, con le sue vulnerabilità. E infine il contributo di chi ha subito il tradimento alla dinamica di coppia.
Quest’ultimo è il punto più delicato di tutti. Perché ragionare con chi è stato tradito sul suo contributo alla dinamica non significa, in nessun modo, giustificare il tradimento. Significa capire che una coppia si costruisce in due, e che a volte si erano create distanze emotive, discussioni frequenti, o silenzi ancora più pesanti delle discussioni. E qui il terapeuta deve stare attentissimo: chi ha subito il tradimento non deve mai sentirsi messo sul banco degli imputati.
Spiegare non è giustificare
Perché questa è la regola da dire subito, chiara, dentro una terapia di coppia: chi ha tradito non ha giustificazioni. Su questo non si transige.
Quello che cerchiamo insieme non sono giustificazioni. Sono spiegazioni. Non esiste una formula matematica per cui il comportamento di A determina il comportamento di B. Esistono, invece, tante sfumature che si combinano: fattori individuali, familiari, ambientali, professionali. Si arriva al tradimento per una multifattorialità, perché a un certo punto la relazione è diventata vulnerabile, e uno dei due, o entrambi, hanno sottovalutato i rischi che stavano correndo.
E c’è una cosa che ho verificato tante volte: anche quando i due partner credono di conoscere tutto l’uno dell’altro, è solo dentro lo spazio della terapia che quella conoscenza diventa vera comprensione. Perché lì arriva una domanda che nessuno dei due si era mai posto. E in quel momento, la stessa storia raccontata mille volte diventa un’altra storia.
Il valore di tutto questo
Qual è il senso di questo lavoro? È immenso.
Perché quando una coppia riesce finalmente a dire “ora capiamo come siamo arrivati qui”, cade qualcosa di potentemente trasformativo. Non scompare il dolore, attenzione. Il tradimento continua a far male. Ma si attenua quella sensazione paralizzante di caos, di cose che non hanno senso. E da lì, i due possono tornare a guardare avanti, e scegliere con maggiore consapevolezza.
Non c’è una risposta giusta e una sbagliata, all’inizio del percorso. Alla fine, ci sarà la risposta migliore che ognuno potrà dare a se stesso: se ricostruire, o se separarsi.
E se la scelta è restare, va detta una cosa importante: decidere di restare significa scegliere di diventare una coppia diversa da quella di prima. Non da prima del tradimento, ma da prima ancora, da quando qualcosa aveva già iniziato a rendere quella relazione vulnerabile. Perché è lì che si torna a lavorare.
In fondo, il bene più prezioso che una terapia può offrire dopo un tradimento è proprio questo: la possibilità di dare un senso a quello che è accaduto.
Perché è solo quando diamo un senso al nostro passato che possiamo davvero scegliere come gestire il nostro futuro.
Buona vita a tutte e a tutti
Lisa Galli
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