Hai una bassa autostima? Proviamo a scoprirlo insieme, con degli esempi.

Perché la bassa autostima non è un’etichetta da mettersi addosso. È un modo di pensare a se stessi che si riconosce da segnali precisi — e che, contrariamente a quello che credi, non è affatto scolpito nella pietra.

Il complimento che non entra

Il primo segnale è quasi sempre questo: la fatica a ricevere un complimento.

Se dentro un colloquio dico a una persona “lei è stato capace di fare questa cosa”, la risposta arriva immediata: “Ma no, dottoressa. Chiunque, al posto mio, ci sarebbe riuscito.”

Ecco. E allora voglio dirtelo chiaramente: non è vero. Qualsiasi cosa noi riusciamo a realizzare nella nostra vita, non è affatto detto che chiunque l’avrebbe realizzata.

Ma per chi ha poca stima di sé funziona così: gli obiettivi raggiunti vengono sempre descritti come ovvi, scontati. E gli insuccessi — quello che non è riuscito a fare — vengono enfatizzati, ingranditi, resi macigni. Due pesi e due misure, sempre a proprio svantaggio.

Il paragone che va in una direzione sola

Poi c’è il confronto con gli altri. Che è sempre presente, ma sempre nella stessa posizione: pensarsi peggio.

“Gli altri sono riusciti a fare questo. Io no.”

E il curioso è che, se provi a rimandare indietro il pensiero — “ma lei però è riuscito a fare quest’altro” — la persona con bassa autostima fatica a restarci dentro. Non regge quel concetto. Perché appena si pensa capace di qualcosa, arriva subito il pensiero intrusivo che la riporta indietro.

Alla base, sotto tutto, c’è sempre un’idea di fondo: io non sono capace.

L’asticella troppo in alto

C’è anche, spesso, un perfezionismo altissimo. Quasi irraggiungibile.

E qui sta il paradosso. Perché quell’ideale è irraggiungibile non per mancanza di capacità — le capacità magari ci sarebbero tutte — ma perché l’asticella è stata messa troppo in alto rispetto alle possibilità di quel momento.

Eppure, anche quando la persona capisce che sono stati gli eventi a non consentirglielo, il pensiero torna sempre lì. Nello stesso punto. “Io non sono capace.”

Fermarsi davanti agli incroci

Un altro segnale è la difficoltà di scegliere.

Chi ha poca stima di sé si ferma davanti agli incroci della vita — proprio dove servirebbe una scelta netta. E quando la scelta è inevitabile, fatica ad assumersene la responsabilità. Allora la affida a chi ha intorno, convinto che gli altri siano migliori: più capaci di non sbagliare, più bravi a scegliere giusto.

E infine evita le nuove sfide. Preferisce restare nella routine — anche quando quella routine non la soddisfa affatto. Perché teme di non riuscire. Anzi, di più: è sicura di non riuscire.

La posizione in prestito

Ma la bassa autostima non abita solo nei pensieri. Abita anche nel corpo.

Le persone entrano nel mio studio, si siedono. E alcune restano lì — sul bordissimo della sedia, la giacca ancora addosso, la borsa stretta in mano. Come se non volessero disturbare.

Io chiedo: “Si trova comoda così?” E quasi sempre la risposta è sì, comodissima.

Allora faccio un’altra domanda. “Le capita spesso, nella vita, di sentirsi in prestito?”

Io la chiamo così: la posizione in prestito. È l’atteggiamento di chi non prende la posizione che è sua. E allora dico: “Non ci conosciamo abbastanza, ma mi sembra un po’ che lei sia una persona che si sente in prestito. Questo spazio, in questo momento, le appartiene. Può sedersi comodamente.”

E quando arriva quella bozza di sorriso — appena accennata, quasi timida — io capisco che con quella persona si potrà fare un buon lavoro.

Si può trasformare?

Sì. E questa è la cosa più importante di tutte.

La bassa autostima non è un pensiero statico, granitico, destinato a restare per sempre. Là dove qualcuno si dà la possibilità di cambiare idea su se stesso, allora può cominciare a lavorarci. E ti garantisco che questa possibilità esiste per tutti — la possibilità di smuovere il proprio pensiero, di passare dal pensare male di sé al pensare, almeno un po’, meglio.

Sarebbe bene non avere la pretesa di una trasformazione immediata. Le trasformazioni del pensiero richiedono tempo, e cognizione di causa.

Ma andare da un terapeuta proprio perché penso di avere una bassa autostima, quello è già l’inizio della buona autostima. L’inizio vero.

Perché in quel gesto tu stai mettendo in dubbio la tua verità. Quella verità granitica che ti ripete: “Non sei capace di niente — e quindi non sei nemmeno capace di trasformarti.”

E invece eccoti lì. Che l’hai appena messa in discussione.

Buona vita a tutte e a tutti
Lisa Galli

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