La trappola della sicurezza.
“Io non lo farei mai”: la frase più pericolosa che ci raccontiamo
La stessa persona che, davanti a un ascensore, ti sorride e ti fa cenno di entrare per prima, un’ora dopo può suonarti il clacson come una furia, insultarti, quasi speronarti.
Stesso essere umano. Due creature diverse.
Cosa è cambiato in mezzo? Solo una cosa: una lamiera intorno.
Siamo davvero sempre uguali a noi stessi?
La domanda sembra semplice, ma la risposta è più scomoda di quanto ci piaccia.
Siamo sicuri di restare gli stessi — con lo stesso carattere, gli stessi valori, la stessa linea — indipendentemente da chi incontriamo, dal contesto in cui ci troviamo, dall’emozione che ci attraversa in un certo istante?
Ci piace crederlo. Ci rassicura pensare di avere un’identità solida, che teniamo sempre e comunque. E invece basta molto meno di quanto immaginiamo per far uscire da noi qualcuno che faremmo fatica a riconoscere.
Il paradosso dell’ascensore e dell’auto
In un video, di recente, raccontavo di un uomo che, dopo essere stato insultato al volante, aveva seguito l’altra macchina. Non per litigare — per dire, con una calma quasi disarmante: “Stia calmo. Perché se dovesse incontrare qualcuno meno pacato di me, rischierebbe guai seri.”
Sotto quel video, Giglio Murru — un utente della nostra community — ha lasciato un commento che centra tutto:
“L’andare in auto trasforma i modi comportamentali di molte persone. Se si è davanti a un ascensore, si è gentili, si invita il prossimo a entrare.”
Ecco. In due righe c’è quello che a volte non si dice in un’ora.
Perché il contesto ci modella
Lo stesso individuo che cede il passo con un sorriso davanti a un ascensore può diventare aggressivo, irriconoscibile, quando si sente protetto dalla lamiera di un’auto.
Non è ipocrisia. È qualcosa di più profondo, e più inquietante: il contesto ci modella. L’ambiente in cui ci troviamo, e l’emozione di quel momento, possono far emergere parti di noi che eravamo convinti di non possedere affatto.
E qui arriva il punto in cui vorrei fermarti.
Non sentirti mai “migliore” degli altri
C’è una piccola frase che ci raccontiamo guardando i gesti discutibili degli altri: “Io non lo farei mai.”
Sembra innocua. È rassicurante. Ma è proprio quella la trappola.
Perché quando ci convinciamo di essere fatti di una pasta diversa — più buona, più civile, più al riparo — smettiamo di stare attenti. E chi smette di stare attento è esattamente chi, un giorno, in un certo contesto, con la giusta dose di stanchezza, di rabbia o di paura, si scopre capace di dare il peggio di sé.
Le meraviglie si attaccano. Ci si stupisce tanto del comportamento degli altri proprio quando si è convinti che a noi non capiterà mai.
Non pensare mai di essere il cacciatore. Perché prima o poi, ognuno di noi, incontra il proprio contesto.
L’antidoto non è la paura. È l’umiltà: riconoscere che siamo umani come tutti gli altri, e proprio per questo capaci di tutto — nel bene e nel meno bene.
Allora la prossima volta che stai per pensare “io non lo farei mai”, prova a fermarti un istante. E a chiederti, con onestà: ne sono davvero così sicuro?
Buona vita a tutte e a tutti
Lisa Galli
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