“Speravo che capisse”
La trappola di chi non riesce a dire di no
Ti è mai capitato di fare qualcosa che non volevi, solo perché non sei riuscito a dire di no?
O di uscire da un negozio con un oggetto che non ti serviva, comprato solo per il condizionamento di quel momento?
Scegliere sembra la cosa più naturale del mondo. E invece è una delle imprese più complicate della nostra vita.
La trappola dello “speravo capisse”
Sotto un mio video, di recente, ho letto un commento che riassume alla perfezione una fatica che conosciamo quasi tutti:
“C’è una persona che mi chiede sempre un piacere e io non riesco a dirle di no, sperando che lei capisca la mia fatica. Invece, puntuale, me lo richiede.”
Poche righe, ma dentro c’è tutto.
Perché spesso mettiamo la nostra vita nelle mani degli altri, aspettando che siano loro a tutelarci, a intuire il nostro disagio, a fermarsi al momento giusto. E qui arriva il punto scomodo: non possiamo aspettarci che gli altri facciano per noi quello che non riusciamo a fare noi stessi. Il primo che tutela i tuoi confini non è chi ti sta di fronte. Sei tu.
Siamo tutti manipolabili?
La risposta, se vogliamo essere onesti, è sì.
Tutti, chi più chi meno, subiamo condizionamenti e piccole manipolazioni quotidiane. Non è una colpa, è la nostra natura di esseri relazionali. Ma per imparare a seguire ciò che desideriamo davvero, serve una cosa: conoscersi. Profondamente. Perché senza quella conoscenza rischiamo di vivere una vita costruita sulle aspettative degli altri — e non sulle nostre idee.
E qui c’è un ribaltamento che spiazza molti: proteggere i propri confini non è egoismo. È volersi bene. Quel narcisismo sano che ci permette di non cadere nella trappola.
Le radici dell’insicurezza
Ma perché facciamo così fatica a decidere da soli? Spesso le radici affondano lontano, nell’educazione.
Ci sono i genitori troppo pressanti — quelli che ci dicono di continuo cosa fare, e così, senza volerlo, ci tolgono la libertà di sbagliare e imparare. E ci sono i genitori troppo accudenti — quelli che scelgono sempre al posto nostro, e non ci lasciano lo spazio per maturare.
In entrambi i casi il risultato è lo stesso: un adulto che, davanti a una scelta, si sente perso.
Distanziarsi dal pensiero di un genitore è impegnativo. Porta con sé sensi di colpa, la paura di deludere, il timore di sbagliare. Eppure l’errore — quando non comporta rischi reali per sé o per gli altri — è uno degli strumenti educativi più preziosi che esistano. Un errore calcolato, ponderato, che non mette in pericolo né il figlio né nessun altro: è proprio lì che una persona impara a ragionare su di sé, sul perché ha scelto in quel modo e sul perché quella scelta non ha portato dove sperava.
È attraverso l’errore che cominciamo a esercitare il libero arbitrio. Senza il permesso di sbagliare, non impariamo mai a scegliere.
La tua scelta è la tua definizione
Perché è di questo che stiamo parlando, in fondo.
Le tue scelte non sono un dettaglio della tua vita: sono la definizione di chi sei e di dove vuoi andare. Una buona scelta non è quella “giusta” in assoluto — è quella che ti permette di tracciare una buona traiettoria di vita, coerente con i tuoi desideri e non con quelli di qualcun altro.
E allora la prossima volta che stai per dire di sì controvoglia, sperando che l’altro capisca, prova a fermarti un istante e a chiederti: questa scelta mi somiglia?
Perché ogni volta che scegli per te, non stai solo decidendo una cosa.
Stai diventando qualcuno.
Buona scelta a tutti.
Lisa Galli
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