Perché aspettiamo la fine per dire a chi amiamo che lo amiamo?

La storia di Dina

Me lo sono chiesta ascoltando Dina — settantasei anni, piccola, gli occhi furbi, i capelli bianchi raccolti — mentre mi raccontava di suo padre. Un uomo che le ha mostrato quanto le voleva bene una volta sola nella vita. L’ultima.

Ma andiamo con ordine. Perché questa è una storia che, in fondo, ci riguarda tutti.

La storia di Dina

Il padre di Dina, per tutta la vita, le era apparso spigoloso. Sfuggente. Molto riservato. Un uomo che non aveva mai lasciato spazio alle tenerezze — di quelli che ci sono, provvedono, ma le parole d’affetto se le tengono strette come un pudore.

Dina pensava di conoscerlo. E invece ha scoperto chi fosse davvero solo negli ultimi istanti.

Dopo un coma da cui i medici non speravano si risvegliasse, quell’uomo forte ha trovato l’energia per un ultimo gesto. Ha chiamato Dina a sé. Ha sistemato ogni cosa pratica per il suo futuro — con la concretezza di sempre. E poi le ha consegnato la frase che lei porta ancora oggi nel cuore:

“Dina, a questo punto non mi dispiace morire. Mi dispiace lasciarti sola.”

La vera eredità

Dina si commuove ancora, quando ci ripensa. Sapeva che suo padre era generoso. Ma che la amasse così, non lo aveva mai immaginato.

Le ho detto una cosa, e gliela dico con convinzione: lei è stata capace. Capace di riconoscere quella verità su suo padre, capace di raccoglierla e di custodirla. Non conta quando l’ha scoperto. Conta che quell’insegnamento — quella certezza di essere stata amata — è l’eredità vera. Quella che nessun testamento può scrivere. Un ricordo che la sostiene ancora oggi, nel futuro che l’aspetta.

E qui, detto tra me e te che leggi, non ho potuto fare a meno di fermarmi su una domanda.

Perché aspettare l’ultimo momento?

Perché tanti genitori fanno così fatica a dire ai figli che li amano? E come mai tengono nascosto, a volte per tutta una vita, un sentimento così profondo?

Forse quelli del padre di Dina erano altri tempi. Tempi di silenzi, di pudori eccessivi, di uomini a cui era stato insegnato che l’affetto si dimostra facendo, mai dicendo.

Ma noi, oggi, non abbiamo più quella scusa.

E allora questo pezzo non è davvero su Dina e su suo padre. È su di te. Su quella telefonata che rimandi, su quel “te l’ho mai detto quanto sei importante?” che tieni in gola perché tanto, pensi, si capisce lo stesso.

Non si capisce lo stesso. Va detto.

Mi auguro che i genitori di oggi non si lascino scappare queste occasioni. E lo spero anche per me — di non lasciarmele sfuggire io stessa.

Non aspettare che sia troppo tardi per far vedere a chi ami quanto è importante per te.

Buona vita a tutte e a tutti
Lisa Galli

📺 Guarda il video completo

Ti invito ad ascoltare il racconto integrale di Dina nel mio ultimo video su YouTube. È una riflessione che ci aiuta a non dare mai per scontato l’affetto e a trovare il coraggio di esprimerlo, ora.

Tags:

No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *