Esistono persone capaci di essere sempre chiare, con tutti, senza essere mai fraintese?
La risposta è no. E, per quanto strano possa sembrare, è una risposta che ci fa bene. Perché quel “no” ci toglie di dosso un peso che ci portiamo da sempre: l’idea che, se qualcuno non ci capisce, il difetto sia nostro.
Il mito della comunicazione perfetta
Quando un messaggio non arriva, la prima cosa che facciamo è sentirci sbagliati. Incapaci. Come se là fuori esistesse qualcuno che ci riesce sempre — e noi no.
E invece no. I geni della comunicazione umana non esistono.
Esistono persone più abili di altre, certo. Ma non esiste nessuno che non sia stato frainteso almeno una volta — e con ogni probabilità, molto più di una. Perché quando entriamo in relazione portiamo dentro così tanto — la nostra storia, le nostre emozioni, i nostri ricordi — che lo scivolone non è un incidente. È parte del gioco.
Perché l’incomprensione è un’occasione
Ed ecco il ribaltamento. Il fraintendimento non è solo un errore da correggere. È un modo per ridefinire i confini di se stessi.
Quando ci accorgiamo di non essere stati capiti, si apre una porta. Possiamo attraversarla o richiuderla subito. La richiudiamo ogni volta che diciamo, di getto, “è colpa sua, non ha capito niente” — e così perdiamo l’occasione di ragionare su cosa è scattato davvero, lì, nella relazione.
Se invece ci fermiamo un momento e ci chiediamo perché il messaggio non è arrivato, scopriamo qualcosa. A volte scopriamo parti di noi che non avevamo ancora visto. Spesso scopriamo che non eravamo allineati a livello emotivo con chi avevamo davanti — parlavamo la stessa lingua, ma da due stanze diverse.
La responsabilità non è la colpa. La colpa cerca un cattivo. La responsabilità cerca una comprensione.
Siamo tutti sulla stessa barca
Tra i commenti della nostra community, qualcuno ha confidato una preoccupazione: “Non sono capace di comunicare.”
E allora voglio dire una cosa chiara, a chi si porta addosso questo pensiero. Anche chi vi sta scrivendo cade in incomprensioni, e a volte se ne accorge solo dopo. Nessuno è al riparo — nemmeno chi ci lavora ogni giorno.
Non c’è nessun timore da avere. L’obiettivo non è diventare perfetti — quella perfezione non esiste e inseguirla ci farebbe solo sentire sbagliati. L’obiettivo è un altro, molto più umano: lavorare su di noi per accorciare le distanze, un po’ alla volta.
Perché comunicare non è colpire nel segno ogni volta.
È continuare a cercarsi, anche quando si è mancato il bersaglio.
Buona vita a tutte e a tutti
Lisa Galli
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