La parte di noi che ha il coraggio di opporsi
Ci raccontiamo che, davanti a un’ingiustizia, noi ci opporremmo. Che noi, no, non staremmo a guardare.
Ma è facile dirlo quando l’ingiustizia la fanno gli altri. È molto più difficile quando a farla è il tuo gruppo — la tua parte, i tuoi amici, la maggioranza a cui appartieni.
Giorgio Perlasca è la storia di un uomo che si trovò esattamente lì. E scelse.
Una storia vera, e incredibile
Fermati un momento, e ascoltala. Perché è assolutamente vera — e totalmente incredibile. La puoi leggere, e dovresti farlo, ne La banalità del bene di Enrico Deaglio.
Budapest, 1944. La città non è ancora stata troppo segnata dalla guerra. Poi le SS decidono di prenderne possesso. E non arriva un ufficiale qualunque: arriva Eichmann — l’uomo che voleva la fine del popolo ebraico, la deportazione, tutto quello che ne conseguì.
Comincia a portare via gli ebrei. In città, alcune nazioni neutrali — la Spagna, la Svezia, il Vaticano — cercano di salvarne il più possibile. E in mezzo a tutto questo c’è un italiano: Giorgio Perlasca.
“Giorgio, scappa, per favore. Ci sono le SS, c’è Eichmann — ci siamo capiti?”
Cosa fa Giorgio
E Giorgio cosa fa? “No, aspetta un attimo.”
Va all’ambasciata spagnola. Perché aveva combattuto in Spagna come volontario, e per questo gli avevano dato un salvacondotto. “Aspetta che lo uso.” E quel salvacondotto diceva così: Caro camerata, in qualsiasi parte del mondo ti troverai, rivolgiti alla Spagna.
Allora bussa al consolato spagnolo. Apre il console: “Ma certo che ti aiuto. Vieni, passerai per spagnolo.” E insieme cominciano a salvare migliaia di ebrei.
Poi, però, il console spagnolo deve partire. “Giorgio, io parto oggi, tu parti domani.” “Certo che parto domani.”
Ma il giorno dopo Giorgio non parte.
Perché? Perché lasciare lì tutti quegli ebrei? E allora fa una cosa incredibile: finge di essere lui il sostituto del console spagnolo. Cambia semplicemente i timbri. E continua. Da solo.
Ne salva cinquemilacentoventotto. Provati, testimoniati.
Quarant’anni di silenzio
Per il suo gesto, il riconoscimento arriverà solo quarant’anni dopo. Perché per quarant’anni, di lui, non si è saputo nulla. Zitti tutti.
Poi finalmente il mondo lo riconosce per l’eroe che è stato. E diventa Giusto tra i Giusti.
Ma la vera particolarità di Giorgio Perlasca qual è?
Che Perlasca è sempre stato di ideologia fascista. Lo è rimasto per tutta la vita, fino alla sua morte, nel 1992.
E nonostante questo — anzi, proprio dentro questo — è riuscito ad allargare il suo Pensiero. Ha capito che quello che stava facendo il gruppo maggiore, la parte a cui apparteneva, non era ciò che voleva fare lui. Perché erano delitti contro l’umanità.
La parte di Giorgio Perlasca
Ed ecco perché ti racconto questa storia.
Se Giorgio Perlasca fosse vivo oggi, e si trovasse in mezzo a un’ingiustizia messa in atto dai suoi stessi amici, dal suo stesso gruppo — lui non tirerebbe fuori il cellulare per riprendere. Lui si opporrebbe. Salverebbe.
E allora mi rivolgo a tutti noi. Ogni volta che vediamo un’ingiustizia. Ogni volta che vediamo una tragedia che sta per essere messa in atto — anche quando quella tragedia viene giustificata dalla maggioranza del gruppo, e noi apparteniamo a quella maggioranza — cerchiamo di trovare, dentro di noi, quella parte di Giorgio Perlasca.
Quella parte che gli ha permesso di salvare cinquemilacentoventotto persone.
Perché il coraggio, quello vero, non è opporsi al nemico. È opporsi ai tuoi, quando i tuoi hanno torto.
Grazie, Giorgio.
Lisa Galli
Per approfondire guarda il video che ho fatto su YouTube!
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